SIPAR SRL è un’organizzazione certificata



Nuovo Regolamento Prevenzione Incendi Dpr 151/2011

Regolamento di semplificazione dei procedimenti di prevenzione degli incendi pubblicato in G.U. 22 settembre 2011 n. 221 -D.P.R. 1 agosto 2011, n. 151

Con la pubblicazione in G.U. 22 settembre 2011 n. 221 del D.P.R. 1 agosto 2011, n. 151 si conclude infatti un ciclo e ne comincia un altro che, se le attese saranno rispettate, porterà sensibili benefici a cittadini ed aziende interessate dai procedimenti relativi alla prevenzione incendi.

È questo infatti lo scopo ultimo del citato Decreto, intitolato proprio Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, a norma dell'articolo 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

Il ciclo che si chiude ha avuto inizio con la legge n. 966/1965 che disciplina le tariffe e le modalità di pagamento dei Vigili del fuoco per le prestazioni a pagamento, passando attraverso il D.P.R. n. 577/1982 che definisce il regolamento dei servizi di prevenzione e vigilanza incendi, e termina con il D.P.R. n. 37/1998 che disciplina i procedimenti di controllo delle condizioni di sicurezza per la prevenzione incendi.

A far da cappello a questo complesso, ma non intricato, sistema di norme vige il D.M. 16 febbraio 1982 che elenca in un proprio allegato le 97 attività assoggettate all’obbligo di esercizio dietro l’ottenimento del ben noto "certificato di prevenzione incendi", ovvero il documento che costituisce un vero e proprio nulla osta all’esercizio dell’attività ai soli fini antincendio.

Ad ogni modo, oggi, se l’attività da esercitare rientra tra quelle assoggettate all’obbligo di ottenimento del C.P.I. , scatta la ben nota procedura che obbliga l’esercente ai seguenti passaggi:

- richiesta di parere di conformità sui progetti al fine di accertare la conformità dell'opera ai criteri di prevenzione incendi;

- richiesta di visita sopralluogo per riscontrare, anche sulla base di idonea documentazione tecnica, la rispondenza dell'opera realizzata al progetto approvato, al fine del rilascio del certificato di prevenzione incendi;

ai quali occorre aggiungere anche gli ulteriori adempimenti relativi a:

- rinnovo del certificato di prevenzione incendi;

- richiesta di deroga al rispetto di specifiche disposizioni antincendio, qualora ne ricorra il caso.

Il nuovo decreto si inserisce nell’ambito di un riassetto generale della disciplina in materia, iniziato con il D.P.R. n. 139/2003, che ha trovato nuovo stimolo dall’introduzione di uno strumento rivolto ad aziende e cittadini ma non pensato espressamente per la prevenzione incendi, essendo finalizzato a permettere una maggiore semplificazione amministrativa nella gestione di alcuni provvedimenti: la “segnalazione certificata di inizio attività” (SCIA).

Il D.P.R. n. 151/2011 si appropria di questo mezzo ed, essenzialmente, si prefigge l’obiettivo di ridurre gli oneri e gli adempimenti amministrativi che gravano sui destinatari delle norme di prevenzione incendi, senza tuttavia impattare (almeno nelle intenzioni) in modo negativo sullo scopo ultimo di tali procedimenti, riducendo la sicurezza della pubblica incolumità.

Si consideri che sono stati stimati in 1,4 miliardi di euro gli oneri che le PMI devono sostenere per la gestione di tali procedimenti e che potrebbero essere ridotti del 46% (650 milioni di euro per anno) grazie a questa semplificazione.

Entrando nel merito del decreto, si evidenzia fin dall’articolo 2 una significativa novità, ovvero la classificazione delle attività a rischio in tre categorie (A, B e C) in relazione alla dimensione dell’impresa, al settore di attività, all’esistenza di specifiche regole tecniche antincendio ed alle esigenze di tutela della sicurezza.

L’elenco stesso di tali attività subisce delle sostanziali modifiche riportate nell’allegato I al decreto ed evidenziate nell’allegato II, in cui le nuove attività (80 in tutto) vengono confrontate con le precedenti 97 contenute nel D.M. 16 febbraio 1982 che viene abrogato insieme al D.P.R. n. 689/1959.

Il vantaggio della nuova classificazione è di permettere la gestione delle pratiche e dei procedimenti antincendio differenziando e proporzionando gli adempimenti in relazione ai settori di attività e di rischio.

In particolare, già dall’articolo 3, è evidente come il legislatore abbia escluso le attività appartenenti alla categoria A dalla valutazione dei progetti da parte del Comando dei VVF, procedimento finalizzato all’ottenimento del parere di conformità, obbligo che invece permane per i titolari di attività in categoria B o C. Cambiano in quest’ultimo caso i tempi di esame del progetto, portati a 60 giorni dalla data di presentazione della documentazione completa (entro 30 giorni dalla presentazione della documentazione potrebbe essere richiesta della documentazione integrativa).

Tutte le attività in allegato I, prescindendo dalla categoria di appartenenza, devono essere segnalate al Comando provinciale dei VVF ai fini dei controlli mediante la presentazione della SCIA corredata di tutta la documentazione prevista da apposito futuro decreto. Il comando si limiterà a verificare la completezza formale della domanda, si presume contestualmente, rilasciando una ricevuta che, di fatto costituirà la possibilità formale di procedere all’esercizio dell’attività.

Nel caso delle attività in categoria A e B, entro 60 giorni dalla presentazione della domanda è prevista l’esecuzione di sopralluoghi a campione da parte dei VVF, sopralluoghi che saranno, invece, effettuati in ogni caso per tutte le attività in categoria C entro il medesimo lasso temporale.

In caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti per l'esercizio delle attività previsti dalla normativa di prevenzione incendi, il Comando adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi dalla stessa prodotti, ad eccezione che, ove sia possibile, l'interessato provveda a conformare alla normativa antincendio e ai criteri tecnici di prevenzione incendi detta attività entro un termine di 45 giorni.

Per le attività in categoria A e B, non esiste un vero e proprio CPI, sostituito di fatto dalla SCIA (anche perché non è detto che i VVF procedano all’esecuzione di alcun sopralluogo nella specifica sede. Ci sarebbe invece, in caso di sopralluogo, la possibilità per l’interessato di richiedere copia del verbale della visita tecnica), mentre questo viene certamente rilasciato dopo la visita tecnica dei VVF nel caso della attività in categoria C.

Il rinnovo del CPI (o comunque della conformità antincendio) diventa quinquennale praticamente per tutte le attività, fatte salve alcune di esse (7 in tutto) per le quali la frequenza è addirittura decennale e che corrispondono a quelle per le quali il D.M. 16 febbraio 1982 assegnava una periodicità una tantum (per cui di fatto, per queste, si tratta di un aumento delle frequenze dei controlli rispetto alla normativa previgente). In tutti i casi sarà sufficiente una dichiarazione di “nulla mutato” per ottenere il rinnovo.

Resta in vigore il procedimento di deroga nel caso in cui l’attività soggetta a controllo non possa rispettare in toto le indicazioni di eventuali regole tecniche di prevenzione incendi.

Di fondamentale importanza per comprendere la reale portata delle semplificazioni introdotte, sarà l’entrata in vigore del decreto previsto dall’art. 2, comma 7 del D.P.R. n. 151/2011 che definirà le modalità di presentazione delle istanze e, naturalmente, tutta la documentazione che dovrà essere presentata in allegato alla SCIA. In attesa dell’emanazione del decreto in parola resterà in vigore il D.M. 4 maggio 1998.

Gli enti e i privati responsabili delle nuove attività introdotte all'Allegato I, esistenti alla data di pubblicazione del presente regolamento, dovranno espletare i prescritti adempimenti entro un anno dalla data di entrata in vigore del nuovo regolamento, mentre nel caso fossero in possesso di CPI dovranno comunque procedere ad una richiesta di rinnovo dello stesso mediante la dichiarazione di “nulla mutato”.

Sono escluse dall'ambito di applicazione del decreto le attività industriali a rischio di incidente rilevante, soggette alla presentazione del rapporto di sicurezza di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334.

Il decreto entra in vigore il 7 ottobre 2011 e abroga, tra l’altro, il D.P.R. 12 gennaio 1998 n. 37.

Stampa

AZIENDA

CONSULENZA

FORMAZIONE

DOCUMENTAZIONE

NEWS

ESPERTO RISPONDE


Rilascio del consenso On-line
Ai sensi degli art. 13 e 14 del Regolamento 2016/679/UE (GDPR) si informa che i dati personali raccolti e/o quelli della società di cui alla presente scheda saranno esclusivamente trattati per le finalità connesse e strumentali alla gestione del rapporto contrattuale, nel pieno rispetto della normativa citata, al fine di garantire i diritti, le libertà fondamentali, nonché la dignità delle persone fisiche, con particolare riferimento alla riservatezza e all'identità personale.

Presto il mio consenso

Ogni Studio/Azienda può fare più richieste di partecipazione ad attività formative individuali a catalogo, fermo restando che il totale del contributo concesso pari all'80% dell'imponibile I.V.A. delle singole richieste, non deve superare l'importo di euro 1.600,00 (milleseicento/00). Pertanto per ogni singola iniziativa il Fondo riconoscerà al Proponente un contributo pari all'80% dell'imponibile I.V.A. rimanendo a suo carico la copertura del restante 20%